| BIOGRAFIA Bardo |
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Se mai la primavera fosse cominciata un giorno prima, allora
io per logica deduttiva sarei nato il primo giorno di primavera e come dicono
quelli saggi, se vuoi iniziare qualcosa devi cominciarla dall’inizio. Ma ahimè cosi non è stato, il mio è sempre stato l’ultimo
giorno di qualcosa… A cominciare dalla nascita, l’ultimo giorno di inverno. Sarà
per questo che faccio così tanta fatica a correre dietro alle cose e alle
persone, forse perché do per scontato che arrivo sempre ultimo. E non credo proprio alla favola di Gesù che dice
"beati gli
ultimi che saranno i primi", o meglio poteva andar bene secoli fa, ma adesso se
non ti muovi rimani indietro o meglio ancora senza le cose indispensabili per
vivere… tipo l’ultima mega-offerta dell’ultimo tipo di cellulare in qualche
centro commerciale, o l’ultima collana in qualche asta televisiva ad un prezzo stracciato.
Già, mi sono sempre chiesto come faccia certa gente a vendere l’oro
al prezzo della plastica, e si che dovrebbe essere più facile il contrario. Con questo non voglio dire che chi arriva ultimo è un perdente,
o almeno io non mi sento tale, voglio soltanto dire che sicuramente chi
ultimo arriva male alloggia, ed è vero. Nella vita ci sono due cose che si ricordano in
particolare: il primo giorno di qualcosa e l’ultimo giorno della stessa cosa. Il
primo è di solito un bel ricordo, pieno di speranze, sensazioni
nuove, idee, voglia di fare e di intraprendere una strada che di li a poco percorrerai. L’ultimo
giorno è la tristezza scolpita nei sentimenti… del tipo: l’ultimo giorno
di scuola, quando sai che non rivedrai più i tuoi compagni, ricordo che ho
pianto perchè sapevo che stavo perdendo il mio caro compagno di banco. L’ultimo
giorno della tua prima morosa; ricordo ancora la mia prima morosa. Avevo sei
anni, lei era mia coetanea ma sembrava una di quelle della terza C. Il colore dei suoi
capelli era colore dell’oro, prima che si assopisse in qualche verde amaranto
qualche anno più tardi. Il primo e ultimo bacio che mi diede sulla guancia mi
spezzò il cuore… da quel giorno capii che le ragazze non erano uguali a me... avevano le labbra
più morbide. Poi arrivò il tempo delle scuole medie. Papà mi disse "cerca
di mantenere una buona media, se ti bocciano questa è l’ultima cosa che mi fai". E accidenti a me, giuro che ci provai con tutta la mia forza fino alla
terza superiore quando... un giorno di primavera mi svegliai a metà più o
meno della seconda guerra mondiale, e mentre il professore emetteva suoni
incomprensibili per i miei neuroni guardai il mio compagno di banco e dissi "Non
ce la faccio più…" quello fu il mio ultimo giorno di scuola… e che tristezza
salutare tutti quei ragazzi colleghi di decine e decine di fuochi, ma la vita è
così, prima o poi finisce tutto. Qualche giorno dopo cominciai a lavorare. Ricordo
ancora.… avevo 17 anni e ricordo quello che mi disse il capo officina la mattina
quando arrivai: "cosa ti piacerebbe fare?". Risposi: "Il meccanico", già, perché
tutti i ragazzini vogliono fare o il benzinaio o il meccanico. Ci pensò su un attimo e disse
"Bene, allora prendi quella scopa
e comincia a spazzare!". Presi in mano la scopa, cominciai a spazzare e per un attimo
mi balenò in testa il mio ultimo giorno di scuola… ma questa è un’altra storia. Gli anni passavano, uno dopo l’altro, finchè un giorno di 3
anni dopo vidi Red Ronnie in TV pubblicizzare un corso di chitarra. Non sapevo
chi fosse Red Ronnie, ma mi stava simpatico, decisi quindi di ascoltare il suo
consiglio e comprai il mio primo corso di chitarra. Quello fu il vero inizio della mia vita. Sono nato 20 anni
dopo l’ultimo giorno d’inverno del 1972. Adesso ho 11 anni… lavoro, e nel tempo libero faccio
quello che vorrei fare da grande: il musicista. Non so se ci riuscirò, poichè m'han detto che da grande uno deve fare la
persona seria, non il musicista. Va beh, almeno ci provo, e se per caso mi andrà
male userò la stessa scopa che ho usato il primo giorno di lavoro facendo finta
che sia una chitarra… ma non intonerò di certo "lasciatemi cantare... con la
chitarra in mano…" di Toto Cutugno. |