BIOGRAFIA  Coby

Ricordando quella mattina mio padre dice sempre: "E’ stata una delle mattinate più fredde che io ricordi in assoluto, gli alberi erano spessi e completamente bianchi per il ghiaccio". La nebbia, non troppo fitta, spioveva tutt’intorno ed i primi raggi del sole bucavano il suo bianco manto. L’inverno gioiva sul materno ventre di una ragazza impaurita. Mentre la tenue luce dell’ incipiente giorno sorrideva al vagito di un bambino, capii che quello sarebbe stato per me l’inizio di una nuova vita. Era il 4 gennaio 1975. Avevo appena qualche anno ed ecco che, uno dei primi e più bei regali che ricevetti a Natale fu una splendida batteria, della quale non mi rimane che qualche foto (vedi foto). Non ne compresi bene l’utilizzo fin da subito e, probabilmente, ne scambiai le pelli per qualche sorta di tappeto elastico, visto che la demolii in pochi mesi.
Di lì a poco, di nuovo uno strumento a Natale, una chitarra classica questa volta. Allora lo fate apposta, ora che avevo capito il meccanismo della batteria. Così applicai ciò che avevo imparato delle percussioni al nuovo strumento, il risultato fu disastroso e la chitarra sembrò non gradire (a buon intenditor poche parole).
Finalmente vennero gli anni del catechismo ed ecco che decisi di riprendere da dove avevo interrotto, (una chitarra malandata) prendendo qualche lezione da uno dei ragazzi più grandi dell’oratorio e, quasi per incanto, venne anche la prima esibizione live: un accompagnamento per chitarra alla messa di Pasqua. L’esperienza non mi esaltò e decisi di abbandonare, ma non fu un addio, infatti, avevo circa tredici anni ed un giorno, a casa di un amico, sentii la chitarra elettrica del fratellone maggiore suonare qualcosa. Quel ritornello mi entrò dannatamente nella testa e non riuscii più a fare a meno di sentirlo, risentirlo, cantarlo… si trattava di "Smoke on the water" dei Deep Purple e da quel giorno, il mio concetto di musica non sarebbe più stato lo stesso.
Nel giro di pochi mesi mi procurai la mia prima chitarra elettrica (che non si scorda mai, infatti, ancora la conservo) e il mio primo amplificatore. Con un gruppo di amici, iniziai ad improvvisare i primi timidi tentativi di costruire una piccola band, vana speranza in quell’età in cui il sole ti infuoca l’anima ed il vento fatica a seguirti. Non mollai e nel giro di qualche anno, dannai l’anima a tutti i maestri di musica (bontà loro) della zona, ma ciò che imparavo non era ciò che cercavo. (Perché nessuno sapeva insegnarmi come suonare un riff dei Led Zeppelin, dei Deep Purple, dei Guns N’ Roses, dei Megadeth, di Malmsteen o come costruire un’improvvisazione degna di un gruppo rock o metal?).
Erano gli anni del liceo e, finalmente, conobbi un chitarrista che mi aiutò a trovare la mia strada (il mitico Vince! Grazie ancora!), fatto che probabilmente non esaltò i miei genitori che, mi vedevano tornare da scuola, lanciare lo zaino in un angolo della stanza e riprenderlo solo il mattino successivo, con qualche "effetto" sulla mia media dell’otto e mezzo. Il primo vero, agoniato gruppo (dopo alcune "collaborazioni" con qualche formazione provvisoria) venne a diciotto anni appena compiuti. Non sapevo quasi ancora guidare e già, mi affannavo a caricare la mia prima macchina di strumenti (una Peugeot 205 che aveva più Watt che cavalli). Da quel momento le formazioni si sono susseguite rapidamente ed i generi musicali, che hanno attraversato la mia anima, sono stati diversi ma, con mio rammarico, non sono mai riuscito a formare un gruppo con un affiatamento e una comunanza di vedute tale, da permetterci di raggiungere un obiettivo degno di qualche ambizione.
Ora le nostre idee sono chiare: divertirci e far divertire il pubblico, investire letteralmente chi ci ascolta con un muro di energia, di voglia di vivere, di spensieratezza e voglia di stare insieme che lo travolga…e, nel frattempo, portare avanti anche un progetto di brani nostri… pensate sia possibile? Provare per credere! Ma, alla fine di questa storia, credo che ciò che conti, è che la passione per la musica, da che mi è nata, non mi ha più dato tregua, anche se a volte ho cercato di sfuggirle, mi ha rincorso, mi ha braccato, mi è stata con il fiato sul collo ma, come disse il poeta: "Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona".