...ad un tratto la Musica.


Londra. Covent Garden. Ore 21:00 circa.


Eravamo usciti in strada undici ore prima. Arrivare a sera con la pretesa di far baldoria nelle condizioni in cui eravamo, era un impresa abbastanza ardua.
Entriamo nella birreria all’angolo dove molti ragazzi festeggiavano a suon di litri di birra l’avvenuta qualificazione agli europei di calcio 2004 della nazionale inglese. Ci avviciniamo al banco e ordiniamo 5 birre, non tanto per  mimetizzarci nel contesto, quanto per la voglia di bere finalmente una buona birra inglese in Inghilterra, cosa che non ci era stata permessa la sera prima.
La temperatura esterna era ancora gradevole e decidiamo di uscire in strada a guardare il passeggio. Mentre usciamo dal locale scorgo una passerella sospesa che collega due edifici l’uno opposto all’altro lungo la strada, e rimango affascinato dall’arditezza della sua struttura, un involucro di acciaio e vetro che si attorciglia su se stesso dando la sensazione di sembrare quasi parte di viscere interne di un edificio-animale smembrato in due parti. L’accostamento agli edifici classici e la sua illuminazione interna ne esaltano ancora di più la stravaganza
(vedi foto). Dopo questa suggestione dovuta a deformazione professionale, ci appoggiamo con le birre ad un tavolino in legno, o qualcosa di simile, e cominciamo a guardarci attorno.
La fauna locale è piuttosto variegata: a ragazzi semi-ubriachi che brindano con la birra, si alternano coppiette di giovani piuttosto eleganti che si recano nella discoteca in fondo alla strada, o gruppi di ragazze che vestite, o per meglio dire svestite, passano sgambettando dall’alto dei loro tacchi a spillo, prendendosi i commenti dei presenti che, certi di non essere capiti, lanciano frasi in dialetto del tipo: “ac fata gnoca!!!” oppure “maial che due tette!” …e cose del genere.
Mentre cominciamo a sentirci a nostro agio nell’ambiente che ci circondava, un tipo alquanto inquietante ci porta subito alla triste realtà. Si avvicina un barbone che come niente ficca la testa dentro il bidone dei rifiuti davanti al locale, trovando una lattina di birra. La raccoglie e se la porta disperatamente alla bocca cercando di sorseggiare l’ultima goccia.
Terminata la birra ci avviamo verso la piazzetta coperta, molto caratteristica, e notiamo che nel frattempo si è creato un po’ di movimento: locali che cominciano a rumoreggiare, ragazzi seduti sui gradini che bevono lattine di birra, taxi che caricano e scaricano gente in continuazione, gente che passa con ritmo spedito… dove andranno così di fretta?!?
L’atmosfera resta comunque surreale, sembra quasi che la gente sia lì ma non si stia divertendo, pare buttata in strada come le comparse comandate via radio del film “The Truman Show”. E via di commenti e paragoni con l’Italia: “Da noi al sabato è sempre festa, la gente è carica… qui sembra siano morti”… “Non ci sono i locali che ci sono noi”… “Va là che ci sono, siamo noi che non sappiamo dove!”… “E’ un’altra cultura, sono diversi da noi”… e via così per almeno un buon quarto d’ora…
Mentre ritorniamo alla birreria di prima, notiamo una cosa che già ci aveva colpito durante la giornata: molte indicazioni di locali, teatri e negozi, non sono cartelli fissi, ma persone che se ne restano sedute su una panchina con in mano un cartello gigante con l’indicazione del locale… Pensiamo: “Non è un brutto lavoro… Claudio perché non vieni qui a lavorare?”. Bardo subito vuole provare la sensazione… (
vedi foto).
Mentre scatto la foto poco più in là scorgiamo un omone nero dal viso paffuto e simpatico che si accinge a collegare un amplificatore, che aveva più buchi nei coni che Watt di potenza, ad una batteria da automobile, e sfilare dalla custodia una chitarra acustica. Ci avviciniamo incuriositi e attendiamo che inizi a suonare qualcosa.
Prova il microfono dicendo qualche parola in inglese, che io ovviamente non capisco, e comincia col primo accordo. Il pezzo suona familiare e quando con la sua voce profonda intona le parole: “
Know it sounds funny but i just can't stand the pain, girl i'm leaving you tomorrow riconosciamo subito Easy di Lionel Richie. In astinenza di musica da un paio di giorni, siamo subito rapiti dalle note e intoniamo subito al primo ritornello il coro a tre voci… That's why i’m easy…” e noi: “Uuh uuh uuh uuh”… “I’m easy like sunday morning”... “Uuh uuh uuh uuh”… Il tipo non è un virtuoso ma ci sa fare ed ha un bel repertorio; alla terza canzone si è già radunato attorno a lui un discreto gruppo di passanti.
Un paio di metri davanti a lui si ferma un ragazzino con un bicchiere di birra in mano che comincia a ballare come fosse ad un rave-party, senza fermarsi e senza mai dare una boccata alla birra… Mah! Tre ragazze si siedono sulla panchina di fianco all’uomo del cartello, una di loro è molto carina… Dietro di noi si accomodano in terra “tre personaggi in cerca di autore”, muniti di bottiglia di vodka uno, e lattine di birra gli altri due. Uno dei tre è femmina, o almeno così pare, e comincia a rotolarsi in terra insieme a quello della bottiglia di vodka… si palpano e si baciano… La scena è raccapricciante. Dopo aver fatto i cori in un altro paio di canzoni ci giriamo e la tipa sta limonando con l’altro, mentre l’uomo con la vodka, rimane in piedi a fissarli… Continuiamo a cantare.
Poco dopo la tipa ubriaca e godereccia si solleva da terra e, con l’intenzione di guadagnare la posizione semi-eretta, cerca di appoggiare la schiena sul paletto vicino a noi, sbagliando clamorosamente e trovando la gamba di David che con sguardo attonito borbotta: “Caz fat?”.
Passano altri personaggi strani, alcuni travestiti da non si sa chi, altri sempre più ubriachi, non mancano neanche i turisti giapponesi che scattano una decina di foto a testa al povero suonatore che intanto cercava di non ridere di fronte alla scena che gli si presentava davanti. E così tra un brano e l’altro la piccola folla attorno al suonatore diventa viva, si agita, si risveglia dal torpore dello strano silenzio serale e comincia a lasciarsi andare, a cantare, a ridere, a battere le mani per un applauso, ma anche per tenere il tempo della canzone che, da buon intrattenitore, il nero invita a fare, facendolo lui stesso.
Dopo qualche minuto mi accorgo che mi sto divertendo, non so come, ma mi sto divertendo, ed è così anche per gli altri attorno a me. E io che pensavo che a Londra sarei andato al sabato sera a bere un cocktail in un bel locale alla moda con musica di tendenza, che da quelle parti si sa nasce e si diffonde in tutta Europa…?!?!
Sicuramente per me come per gli altri la stanchezza accumulata e un po’ di birra hanno fatto la loro parte, ma sono sicuro che il modo di creare una tale atmosfera è sempre uno ed uno solo, con l’unica arte che mette d’accordo tutti, ma proprio tutti…

Come??? …ad un tratto la musica